Le ETICHETTE che ci portiamo dentro dall'infanzia

È fondamentale fare una distinzione tra il bambino e il comportamento sbagliato messo in atto: 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙞𝙡 𝙗𝙖𝙢𝙗𝙞𝙣𝙤 𝙖𝙙 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙘𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙤 𝙢𝙖 𝙚̀ 𝙡’𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙖𝙙 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙣𝙚𝙜𝙖𝙩𝙞𝙫𝙖.
Bisogna cercare di capire il perché del comportamento sbagliato: 𝙨𝙥𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙖𝙩𝙩𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙣𝙤 𝙪𝙣 𝙗𝙞𝙨𝙤𝙜𝙣𝙤, un’esigenza, o anche una possibile reazione a eventuali cambiamenti, seppur minimi e ai nostri occhi irrilevanti, nella vita del bambino.
Questa basilare distinzione tra il bambino e il comportamento, deve essere attuata anche attraverso le scelte linguistiche: le affermazioni categoriche sono da evitare poiché 𝙞 𝙗𝙖𝙢𝙗𝙞𝙣𝙞 𝙖𝙧𝙧𝙞𝙫𝙚𝙧𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙘𝙡𝙪𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙣𝙚𝙜𝙖𝙩𝙞𝙫𝙚 𝙨𝙪 𝙡𝙤𝙧𝙤 𝙨𝙩𝙚𝙨𝙨𝙞, 𝙘𝙧𝙚𝙙𝙚𝙣𝙙𝙤 𝙙𝙞 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙞̀ 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙫𝙚𝙣𝙜𝙤𝙣𝙤 𝙙𝙚𝙨𝙘𝙧𝙞𝙩𝙩𝙞, 𝙞𝙙𝙚𝙣𝙩𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙣𝙙𝙤𝙨𝙞 𝙘𝙤𝙣 𝙡’𝙚𝙩𝙞𝙘𝙝𝙚𝙩𝙩𝙖 𝙡𝙤𝙧𝙤 𝙖𝙨𝙨𝙚𝙜𝙣𝙖𝙩𝙖, 𝙩𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙖 𝙧𝙞𝙨𝙚𝙣𝙩𝙞𝙧𝙣𝙚 𝙞𝙣 𝙚𝙩𝙖̀ 𝙖𝙙𝙪𝙡𝙩𝙖 𝙘𝙤𝙣 𝙪𝙣𝙖 𝙗𝙖𝙨𝙨𝙖 𝙖𝙪𝙩𝙤𝙨𝙩𝙞𝙢𝙖.
I bambini quando ascoltano un determinato modo di descriverli, iniziano ad associarsi a quelle etichette, traendo da esse le conclusioni sulla loro identità.
𝘿𝙞𝙫𝙚𝙣𝙩𝙖 𝙥𝙤𝙞 𝙢𝙤𝙡𝙩𝙤 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙞𝙘𝙞𝙡𝙚 𝙙𝙞𝙨𝙩𝙖𝙘𝙘𝙖𝙧𝙨𝙚𝙣𝙚...
𝙐𝙣𝙖 𝙜𝙧𝙖𝙣 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙦𝙪𝙚𝙡 𝙘𝙝𝙚 𝙥𝙚𝙣𝙨𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙙𝙞 𝙣𝙤𝙞 𝙨𝙩𝙚𝙨𝙨𝙞 𝙙𝙖 𝙖𝙙𝙪𝙡𝙩𝙞 𝙙𝙚𝙧𝙞𝙫𝙖, 𝙞𝙣𝙘𝙤𝙣𝙨𝙖𝙥𝙚𝙫𝙤𝙡𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚, 𝙙𝙖𝙡𝙡𝙚 𝙚𝙩𝙞𝙘𝙝𝙚𝙩𝙩𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙖𝙗𝙗𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙧𝙞𝙘𝙚𝙫𝙪𝙩𝙤 𝙙𝙖 𝙗𝙖𝙢𝙗𝙞𝙣𝙞: “pigro”, “egoista”, “stupido”, “disordinato”; etichette con cui continuiamo a rapportarci per il resto della vita.
𝘙𝘪𝘧𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘵𝘦: 𝘤𝘩𝘦 𝘰𝘱𝘪𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘷𝘰𝘪 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘪? 𝘘𝘶𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘪𝘦𝘳𝘪 𝘥𝘦𝘳𝘪𝘷𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘢 𝘤𝘪𝘰̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘪 𝘷𝘦𝘯𝘪𝘷𝘢 𝘥𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘪?

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